Nathan Gelb's Official Page


Vai ai contenuti

Note Storiche

Il Quadro dei delitti

Iconografia

Raimondo de Sangro Principe di Sansevero

Note storiche

Raimondo de Sangro, Principe di Sansevero [Torremaggiore (Fg) 1710 - Napoli 1771], alchimista, fisico, inventore, protomedico, mecenate, scrittore, primo Gran Maestro della Massoneria in Italia. Enfant prodige, da ragazzo studiò a Roma dai gesuiti, poi si trasferì a Napoli, capitale sfarzosa dei Borbone. Abbellì la Cappella sepolcrale di famiglia – oggi museo privato, affollata meta turistica nel centro antico di Napoli – con statue singolari (fra le quali universalmente noto è il Cristo velato di Giuseppe Sammartino, riprodotto nella quarta di copertina del romanzo).
Nei suoi laboratori portò avanti numerosi esperimenti sulla materia, legati alla ricerca alchemica, che gli permetteva ad esempio di ottenere marmi artificiali con procedimenti fisico-chimici, pietre preziose sintetiche, tessuti impermeabili double-face… Inventore di ingegno sorprendente, ideò tra l’altro una «carrozza anfibia» e un cannone leggero per l’artiglieria e molto altro ancora. Mai gli fu perdonato di aver riprodotto, dentro un’ampollina, lo scioglimento di sangue a blasfema imitazione del miracolo di San Gennaro. Questo – con la costruzione dei due raccapriccianti modelli di cadaveri scorticati, conservati nella Cappella e noti come Macchine Anatomiche – gli provocò fama sulfurea, fascinosa e inquietante. Il Principe-diavolo fu in realtà un anticipatore e un ricercatore di grande talento, con straordinarie intuizioni: dalla «raggioattività» (un secolo prima dei Curie) alla cura vegetale di alcune leucemie, dalla dattiloscopia alla grafologia (perfezionando le annotazioni dei bolognesi Malpighi e Baldi). Più illuminato che illuminista, il Principe di Sansevero fu profondo conoscitore dei segreti della natura, temuto e invidiato occultista. L’intera sua vita fu consacrata a una molteplice ricerca nei vari campi dello scibile umano, dalla pirotecnia all’arte tipografica, dalla strategia militare alla musica, dalla pittura e scultura alla ceroplastica. Apprezzato da regnanti e filosofi suoi contemporanei, da Federico II di Prussia a Carlo di Borbone, dall’accademico di Francia Nollet allo stesso papa Benedetto XIV, Sansevero ha visto la sua luminosa figura di studioso e protoscienziato a lungo oscurata dalla leggenda nera, da banali approssimazioni e indimostrate dicerie. Perché? Per la sua tendenza a meravigliare senza spiegare, a magnificare senza rivelare: un comportamento bizzarro da aristocratico, poco incline a condividere i segreti delle sue scoperte e invenzioni. Segreti però recentemente svelati dai suoi appunti, ritrovati in archivi pubblici e privati.

Prospero Lambertini, alias Papa Benedetto XIV (1675-1758), nacque a Bologna. Fu il più erudito e il più colto dei papi del suo secolo, distinguendosi, in modo speciale, come canonista e scrittore brillante. Appoggiò il sapere scientifico. Istituì le cattedre di fisica, chimica e matematica presso l'Università di Roma e diede nuovo impulso all'attività accademica della sua città natale, attivando una moderna scuola di Chirurgia. Protesse le arti, l’archeologia e le lettere, facendo tradurre in italiano le opere più significative della letteratura inglese e francese. Promosse gli studi, favorendo gli uomini più dotti della sua epoca; tenne corrispondenza con Caterina di Russia, Federico II, Voltaire; fu stimato anche dai protestanti, specie quelli d'Inghilterra. In contatto col Principe di Sansevero, gli accordò la lettura dei libri proibiti dall’Indice.

Il fiammingo Jeroen Van Aken, in arte Hieronymus Bosch (1450 ca - 1516), fu visionario pittore, in odore d’eresia. Nelle sue complesse scorribande tra aldiquà e aldilà e tra peccato e virtù, sotto effetto di droghe, questo maestro olandese fantasticava e pervertiva la realtà. Mescolò saggezza popolare e cultura religiosa, proverbi e trattati filosofici, accostando alto e basso, senza limiti e confini. Contro il suo mondo occulto e mostruoso s’infrangono, ancor oggi, le interpretazioni dogmatiche di critici e teologi.
Quando morì, nella sua casa a ‘s Hertogenbosch, il prolifico artista aveva poco più di sessant’anni. Nel tempo molte sue opere sono andate perdute. Molte subirono il furore iconoclasta dei riformati, per i pericolosi dubbi che veicolavano; un buon numero perì durante occupazioni militari o incendi (ben tre nella sola Madrid); altre sparirono in collezioni private; altre ancora finirono sotto la lente del Sant’Uffizio, che a molti pittori fiamminghi imputava posizioni ambigue, contrarie all’ortodossia cattolica.

Il quadro originale delle Nozze di Cana è conservato a Rotterdam, al Museum Boymans-van Beuningen. La sua copia, invece, dalla quale prende avvio il romanzo, è attualmente custodita presso una collezione privata italiana. Dall’originale si differenzia per alcuni dettagli. Dalla tavola imbandita mancano i pani e il coltello sul desco è in posizione differente. Il bimbo dai capelli rossi, in abito cerimoniale verde muschio, regge un vassoio d’oro sul quale poggiano due ampolle in cristallo: una con polvere marroncina, l’altra con pulviscolo variegato. In primo piano, poi, questa versione presenta una cesta con pesci, pane e un’anforetta di vino. La spalliera del seggio aureo, sulla destra, presenta una lettera “M” in color rame, di riecheggio miniaturistico, distaccata dal resto in oro zecchino.


Una firma del Principe
Benedetto XIV

Home Page | Il Quadro dei delitti | Delitti sotto la cenere | Mappa del sito


Copyright The Imposter Webmaster 2008 | nathan.gelb@yahoo.com

Torna ai contenuti | Torna al menu