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Il Quadro dei delitti
IL PRINCIPE ALCHIMISTA CHE
ANTICIPO’ LA CRIMINOLOGIA MODERNA
(…e un autore americano che scrive un romanzo in italiano!)
Un americano che decide di scrivere un noir in lingua italiana è cosa davvero singolare, essendo gli Usa patria dei più grandi autori del genere. Ma se lo stesso scrittore si sceglie pure un italiano come detective protagonista della sua storia, allora il fatto diventa clamoroso. È quanto accade nell’ultimo suggestivo romanzo di Nathan Gelb.
Attuale fino a sconcertare. Ambiguo fino a indurre dubbi introspettivi. Avvincente fino a mozzare il respiro… «IL QUADRO DEI DELITTI. Un’indagine del Principe di Sansevero» è un romanzo noir che risucchia il lettore in una vertiginosa spirale narrativa, mescolando elementi autentici e fiction. L’antefatto è la traumatica sparizione di una copia, autentica ma finora sconosciuta, delle Nozze di Cana di Hieronymus Bosch.
Un dipinto di ispirazione templare dove si cela un segreto mistico tanto importante che per conoscerlo si può anche uccidere. E infatti, quando ricompare in Bretagna a metà Settecento, il quadro innesca la pulsione omicida con raccapriccianti delitti rituali di stampo sessuale in un serial killer, capo di una diabolica setta che pratica un’alchimia stravolta, alternando storte e pugnali, strumenti di tortura e alambicchi. Arte antica e misteriosa, l’alchimia: sogno ardito (del trasformare metalli vili in oro), ricerca appassionata (dell’elisir di lunga vita o della pietra filosofale), manipolazione più o meno inconsapevole (di intrugli, filtri e polveri magiche). E forse qualcosa in più, con i suoi simboli e formule arcane: preannuncio delle moderne ambizioni della genetica, della fisica nucleare e della psicanalisi… di cui condivide l’aspirazione di ricerca e conoscenza nella materia, nello spirito, nella natura.
Per risolvere il mistero, con impareggiabile gusto per la sorpresa e una stupefacente conoscenza della lingua e della storia italiane l’autore del romanzo, l’americano Nathan Gelb, trasforma in detective (o meglio detector, come lo chiama papa Benedetto XIV, «committente» della delicata indagine) Raimondo de Sangro Principe di Sansevero: sì, proprio il celeberrimo alchimista napoletano, Gran Maestro della Massoneria, audace e beffardo inventore, ingiustamente bollato di sinistra fama dai contemporanei, figura storica affascinante e discussa. E sarà proprio questo sulfureo personaggio dalla «vita spericolata» sempre a un passo da scomunica e inquisizione, a risolvere questo caso apparentemente inspiegabile...
In questo romanzo Gelb, spirito eclettico e di sottile umorismo, sfrutta al meglio la sua solida cultura e la sua formidabile conoscenza di quel secolo effervescente. Al punto che, sulla base di rari manoscritti desangriani e antiche cronache, offre al suo ineffabile Principe investigatore due dei più raffinati strumenti di indagine impiegati nella moderna criminologia: l’analisi grafologica e, incredibile ma vero, le impronte digitali. Tecniche investigative già note al Sansevero, perché studiate almeno un secolo prima da alcuni illustri pionieri bolognesi (Baldi, Malpighi…), e poi da lui rielaborate. Tecniche che il Principe abbina ad altri espedienti più empirici (anche fumare può esser pernicioso!...) per giungere, in un’incalzante e pirotecnica progressione di scoperte, a smascherare lo spietato serial killer nella drammatica e spiazzante scena conclusiva, in cui l’eterna sfida tra vero, falso e verosimile trova una svolta assolutamente imprevedibile.
Ma intanto il lettore avrà avuto modo di turbarsi e perdersi in uno scenario di potente forza evocativa, a tratti subdolamente perverso nell’ammiccare all’ambiguità nelle sue forme più complesse e sottili, ulteriore elemento, questo, di grande modernità del romanzo.
Una storia originale, devastante e ingannatrice che, come ogni noir di forte carattere, appassionerà i lettori suscitando in loro ombrosi interrogativi.