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IL PRINCIPE ALCHIMISTA CHE
ANTICIPO’ LA CRIMINOLOGIA MODERNA
(…e un autore americano che scrive un romanzo in italiano!)
Un americano che decide di scrivere un thriller in lingua italiana è cosa davvero singolare, essendo gli Usa patria dei più grandi autori del genere. Ma se lo stesso scrittore si sceglie pure un italiano come detective protagonista della sua storia, allora il fatto diventa clamoroso. È quanto accade nel nuovo romanzo di Nathan Gelb.
Napoli, 1756. Nel sotterraneo laboratorio del suo palazzo, Raimondo de Sangro Principe di Sansevero, si compiace per una nuova scoperta da lui fatta. Ma qualcosa lo disturba all’improvviso… Infatti poco dopo, al piano superiore, tra le colonne J.'. e B.'. del tempio massonico rinviene un uomo e una donna interamente inceneriti, tranne i volti e gli arti. Incidente? Duplice omicidio? Vendetta personale contro di lui, già potentissimo Gran Maestro della Massoneria nel Regno di Napoli? E come mai un granchio di mare arranca sul pavimento a scacchi del tempio? Quale messaggio celano le ossessive note d’un madrigale di Gesualdo da Venosa, che, nel lontano 1590, trucidò la moglie con l’amante proprio in quella stessa sala? Esiste un legame col passato?
Dopo Il quadro dei delitti - primo episodio della saga -, torna dunque in una nuova avventura il detector d’eccezione, scelto da Gelb. Questa volta opera nella sua Napoli: la città descritta nel romanzo è vivida e pulsante, groviglio di grandezze e miserie, di intrighi e crimini. Mariuoli, giudici corrotti, teatranti, servi zelanti, fattucchiere, artisti, mercanti, ricettatori, santi, massoni, preti nevrotici e monache libidinose sono ricreati nel quadro storico, reso con tale competenza che solo un amore sconfinato per la metropoli partenopea poteva ispirare. E, mentre Raimondo, affiancato dalla sua brillante compagna, Mariangiola Ardinghelli, confuta agli inquirenti le assurde credenze dell’epoca sulla “autocombustione umana”, scopre che l’enigma dei cadaveri inceneriti è molto più complesso e feroce. Difatti altri raccapriccianti omicidi fanno da scia ai corpi combusti… Scatta così la sfida tra l’astuto modus investigandi del Principe e la labirintica mente criminale. Perché Sansevero lo sa: solo un grosso e doloroso movente può indurre un cervello esaltato a infrangere leggi e diritti. E il “referto” anomalo conclusivo lascerà sbalordito il lettore più scaltro.
Nathan Gelb in Delitti sotto la cenere si conferma maestro d’intrecci ed esperto conoscitore di psicologie, operando altresì un piccolo miracolo: calarsi nell’epoca passata, prelevarne i gusti, e creare così un linguaggio originale e raffinato. Senza mai far cadere l’attenzione e il pathos, grazie a immagini vivide - spesso fulminanti - e a caratterizzazioni persuasive. Ci si trova a leggere un romanzo “acrobatico” fra le regole del thriller e le impennate di un ingegno insubordinato, cólta espressione di quel bacino di umanità variegata, qual è la Napoli, che dipinge. Gelb potrebbe essere uno “storico”, ma non ne ha la freddezza accademica. Tant’è che i suoi personaggi si avvicendano con vizi, passioni e debolezze come in un caleidoscopio. Mentre i colpi di scena, i flashback e gli astrusi rompicapi paiono serrati in tante piccole ingannevoli scatole cinesi. Infatti, Delitti sotto la cenere è un thriller storico ricco di arguzie, la cui costruzione è frutto di un abile enigmista dalla fantasia spietata, ma non scevra da ironia.
Valerio Evangelisti