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Delitti sotto la cenere
Il capitano era il Principe di Sansevero in incognito. Calzoni ai polpacci e corpetto in tessutto impermeabile di sua creazione. La testa stava avvolta in una sorta di turbante, con passamaneria metallica, che luccicava come il ventre di un pesce.
***
La carrozza marittima ebbe un sobbalzo. Mariangiola esclamò notevolmente divertita: «L'arca di Noè».
«L'ora di cena?» chiese Pietro con un ghignetto.
Lei sorridendo: «Prego? Non vi comprendo».
Più enigmatico che mai le rispose: «Calendario».
Straparla per l'evidente emozione, riflettè la Duchessa. Poi si rivolse al Principe, per un ulteriore scossone all'imbarcazione: «Scusatemi, capitano. Potete avvertire la vostra ciurma di guidare il natante più lentamente?»
«Certamente, Madame.» Poi urlò: «Tu, Orfeo in Terra, procedi con minor veemenza!»
Il mostriciattolo urlò soddisfatto: «Capitano, ma il vostro marinaio ha un nome bellissimo! Ferrante Rovito, considerando la u come v».
«Quando avrete concluso, volete spiegarmi se parlate la lingua di Nembrot. E come diavolo vi capite?»
***
Il capitano diede un ordine incomprensibile ai due omaccioni che facevano muovere il bastimento. La carrozza si fermò. Beccheggiò sull'acqua.
Copyright Nathan Gelb
2008